Hai presente quella sensazione che arriva quando apri il frigo e dici… “ma io che cazzo… eh? Cosa ci faccio qui?”
In questi giorni pensavo a come organizzare il lavoro. Una micro-ristrutturazione di casa. Lo studio (non la stanza studio, l’attività di studiare). Le vacanze. Ed altri 889 pensieri.
Il problema? “Questi giorni” dura da quando mi conosco.
“Ciao, sono Francesco e lo sono da almeno 30 anni. Non mi drogo e non so darmi una direzione da almeno beh molti moltissimi anni”.
Da quando mi sono laureato ho speso decine di migliaia di euro in corsi.
Non ho aumentato i prezzi in modo neanche proporzionale. Ma neanche di uno 0,X %
Ho comprato corsi a pettine: orizzontale su tutto, senza specializzarmi in niente.
Ho imparato un po’ di tutto e sono diventato esperto di niente.
Casa mia è disordinata perché non ho mai deciso cosa voglio che sia.
Un posto minimalista? Caldo? Trance-chick-minimal?
Non lo so. E finché non lo so, resto nel mezzo né una cosa né l’altra.
Mi si incastra la frustrazione nel profondo, come una bella suppostona che mi sorride.
I clienti li sto prendendo a caso. Nessuna tipologia, nessun settore, nessuna direzione.
Le vacanze uguale. Lo stile uguale. I task? Uguale, ovvio.
Ogni aspetto della mia vita è sensation driven: non guidato da un obiettivo ma da come mi sento quel giorno, quel momento della giornata.
Mi espando a macchia d’olio in tutte le direzioni e alla fine non vado da nessuna parte. Spreco energie per correre sul posto. Fortissimo eh, ma sul posto.
Basterebbe un 1% al giorno verso una direzione ma dove cazzo vado, senza una direzione?
Ecco il punto.
Noi freelance non cambiamo cappello e hop, siamo professionisti, hop, siamo l’umano dietro il professionista.
Siamo entrambi in ogni momento della vita, perciò mi verrebbe da pensare che se non ho direzione non è solo un problema di agenda o di strategia.
È prima di tutto un problema emotivo.
Se non mi educo dev’esserci qualcosa che mi blocca prima dell’educazione stessa.
E quella cosa, al 99%, sono emozioni.
Io ho? (avuto?) la CPTSD. Che non è l’ADHD, ne l’RBCC (forse l’rbcc un pò si), neanche la CISL o la FIOM.
Apro 10 progetti, 100 task, 1000 pensieri, salvo articoli video corsi da seguire per poi non finirne neanche uno. Perché finire, completare qualcosa, produce un senso di benessere che non so gestire.
Ci ho messo anni a capirlo. E soldi. Taaaanti soldi.
Quello che sto provando a fare – sottolineo provando, ed è la mia personalissima esperienza del cazzo – è questo.
Un lavoro di visione
Come vorrei che fosse la mia vita? Più dettagli ci metto, meglio è. Non un foglio Excel, una cosa viva. Ne avevo fatta una due anni fa, prima di prendere casa. Ma le cose cambiano. È ora di farne una nuova.
Un lavoro di spacchettamento
A quella vita, come ci arrivo? Che macro, micro, mini task posso mettere? Come li distribuisco nel tempo?
Un lavoro di disciplina onesta
Meno task, meno lavoro, ma fatto. Se dico tre cose, quelle tre cose si fanno cascasse il mondo. Aiuta anche a combattere il sensation driven.
Un lavoro di accettazione
Pensavo di poter avere mega focus, lavorare otto ore, poi palestra, poi amici, poi studiare. Onestà intellettuale: non ho quelle energie oggi. Va bene. Allora ritaro tutto in funzione di questo.
Un lavoro di osservazione
Decido una direzione e parto. Poi potranno succedere cento cose — cambierà la visione, cambierà il traguardo, cambieranno le priorità. Non è un problema. L’importante è avere un piano inclinato, un sistema in cui incastrarmi bene, da cui tutto scende in discesa.
E poi c’è un ultimo lavoro, che non so ancora come chiamare.
Ho sempre visto la mia vita come una bilancia. Per quindici anni il piatto pesante è stato quello sbagliato: rinunce, errori, silenzi, omissioni. Quindici anni sono tanti da contro bilanciare.
Ma se comincio oggi ad aggiungere qualcosa, anche poco, anche lentamente, tra un po’ i due piatti avranno un equilibrio diverso. E poi ancora diverso. E poi ancora.
Forse un giorno il piatto della vita, della felicità, della libertà, peserà di più.
Perciò forse non è che stia sbagliando qualcosa: forse mi manca solo una direzione.
E quella tesoro mio cucciolo carissimo, non posso che darmela da solo.
Col confronto con me stesso. Col confronto con gli altri. Studiando. Leggendo. Osservando.
Ma dove cazzo vado se non so dove voglio andare?
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