Autolesionismo
Quando mi sono fatto male per stare meglio
Eh si, è proprio così.
Avevo 15, 16, forse 17 anni ed il male psicologico era così forte che non riuscivo a sopportarlo.
Farmi del male fisico era una sorta di espiazione di quel dolore, un pò come quando un pallone è troppo gonfio ed apri la valvola per portarlo alla pressione ottimale.
Mi verrebbe da dire che c’è davvero poco da dire: quanto è successo è tutto li sopra, nelle 2 righe del palloncino.
Tropp male psicologico –> allevio con male fisico.
Assurdo, ma funzionava proprio così.
Quelle prime volte era successo perché avevo fatto star male la mia ex ragazza, la prima, “lei”.
Sentivo già di avere qualcosa che non andava dentro di me, i “demoni”, e non riuscivo a farmi capire, ne a capirlo.
Mi ricordo che per qualche ragione io mi sentivo sempre molto sotto pressione. Forse avevo la scuola molto lontana da casa, coi mezzi ci mettevo tempi biblici e la sera avevo sempre dalle 19 alle 23 basket. Il tempo per riposarmi era 0 e forse capitava che a volte io volessi riposarmi e lei vedermi ed io non riuscivo a farmi capire, quasi mi sentissi in colpa a dire che ero cotto.
La volta che meglio ricordo fu che le vomitai addosso un sacco di parole cattive sul suo comportamento, che le dissi qualcosa che potevo edulcorare (nulla di straordinario, sono sempre stato molto rispettoso degli atlri, semplicemente esagerai ribaltandole addosso i miei malumori) e lei ci rimase molto male.
Mi resi subito conto del male che le avevo fatto e del male che questo mi faceva, del caos che c’era tra il mio bisogno di spazio, riposo, comprensione, e del modo pessimo in cui mi ero esposto. Avevo allontanao invece che avvicinare.
E così scoppiai il palloncino.
Me ne sono vergognato per molti anni, nascondendo le risposte alle domande tipo “cosa ti sei fatto sul braccio?” con risposte stupide, tipo “ho lottato con una tigre, ma devi vedere la tigre che graffi che ha!”.
Eppure ora comincio a farci pace, ad esserne quasi “orgoglioso”.
Sono i segni di un passato a cui sono sopravvissuto. I tatuaggi di un ricordo importante.
Sul braccio sinistro, sulla spalla sinistra.
Coltello, forbice, taglierino.
Qualche lacrima e l’aria usciva dal pallocino del dolore, dandomi un pò di respiro.
Vedendola da fuori direi che farsi del male è da matti, eppure so che non siamo così in pochi ad averlo fatto, e so che nei momenti di fortissimo dolore come sono stati le vacanze del 2020, novembre del secondo lockdown, gli anni dell’adolescenza, quelli dei primi attacchi di panico, non era così strano.
Lo scrivo apertamente perché vorrei farci i conti: mi sono fatto male perché non sapevo esprimermi.
Perché volevo che qualcuno mi aiutasse, ma non avevo i mezzi per parlare, per chiedere aiuto, per valutare che ero meritevole di aiuto e che anzi, potevo pretenderlo urlando fortissimo.
Ora mi guardo allo specchio e vedo che ho fatto dei grandi passi avanti: ad Agosto sono arrivato in Puglia, finalmente, dopo 11 anni.
IN PUGLIA!
Ed ora ho voglia di provare, parlare, litigare, confrontare, guadagnare, ottenere, provare, curiosare.
Perciò si, ci si può far male nella vita, ma si può anche uscire più forti, più diversi di prima.
Se hai tempo da buttare, ecco qualche altro articolo
Il passaggio da giocatore a “dirigente”
Perché ho scelto di passare da "giocatore" a dirigente Poco divertimento Poca energia Le lacrime per Capitan Mazzarino Curiosità per un ruolo diverso Voglia di dare un contributo più concreto
Portare gli studenti sul mercato
[ez-toc]Era il lontano 2021 quando scrivevo l'incipit di questo articolo. Mi ricordo che l'obiettivo era condividere la mia esperienza e far si che chi vuole cominciare a guadagnare dei soldi non si trovi in mezzo alla confusione come me. Poi dev'essere successo...
